Moreno Cedroni: cucina senza pregiudizi
Interviste ai migliori cuochi dei ristoranti italiani: Moreno Cedroni, tra gli chef italiani più innovativi.
D.: come nasce Moreno Cedroni chef?
R.: Per puro caso, dopo aver aperto la Madonnina del Pescatore nel 1984, dopo 6 anni ero stanco di stare in sala a proporre sempre le stesse cose, quindi ho deciso di provare ai fornelli. Da quel momento ho capito che molti non fanno il lavoro per cui sono portati perché il destino non li ha presentati. L’ulteriore svolta è stato l’incontro con Ferran Adria che mi ha fatto uscire tutto quello che avevo dentro riguardo la cucina.
D.: Può dire di avere avuto un maestro o una persona di riferimento che ha ispirato la sua ricerca?
R.: Sicuramente Adrià.
D.: Esistono libri che per lei sono stati se non fondamentali, di grande aiuto?
R.: Certamente, tutti quelli di Ferran, i libri di Marchesi e di Ezio Santin.
D.: Come definisce la sua cucina?
R.: Curiosa e senza pregiudizi, mi pongo di fronte ad un piatto nuovo senza paraocchi, come andare verso il buio senza aver paura, mettendomi sempre in discussione.
D.: Quali sono le idee innovative che intende esprimere?
Intanto inizio con quelle espresse, perché sono state molte, quindi prima di nuove e future devo concretizzare le vecchie, tutte orientate intorno al cibo, vedi Anikò, il chiosco per il cibo da strada, (N.D.R.: Anikò è la prima salumeria di pesce al mondo: una sorta di baretto sulla spiaggia, giusto nel centro di Senigallia, sulla piazzetta, dove si può spizzicare, prendere l'aperitivo e assagiare lo street food, ovviamente a base di pesce, quale ad esempio bresaola di tonno, pesce spada parmacotto, prosciutto di tonno e melone, ecc.). Poi c’è vedi il Clandestino per il Susci (N.D.R.: Il Clandestino Susci Bar, inventato nel 2000 da Moreno e Maurizio Fiorini si trova nella baia di Portonovo, in provincia di Ancona e prende il nome da una canzone di Manu Chau. Questo locale nasconde, tra l’altro, una bella storia d’amicizia, ma anche forse l’inizio di una grande avventura gastronomica che si può sintetizzare nella “riforma" di un piatto ormai famoso, il sushi, qui diventato susci. Può sembrare a prima vista un semplice gioco dove la lettera c prende il posto della h, ma non è così.... Poi l’officina per l’immortalità del cibo, le scatolette che durano nel tempo!
(N.D.R.: L’immortalità del cibo è un’altra delle sfide di Moreno: quella di fare cose buone a lunga scadenza, ed in particolare le conserve di pesce. Mai nessuno avrebbe pensato in Italia (mentre è consuetudine in Spagna) di mettere la materia prima migliore in scatola. L’idea era forte, e si era rafforzata nel momento in cui Moreno ha capito che la sterilizzazione altro non era che una cottura, a vapore a pressione, quindi nessun conservante aggiunto. Nascono quindi le otto ricette delle scatolette di pesce. Poi le marmellate e le confetture: il desiderio di fare un prodotto che possa conservare i profumi e i colori originari. Nasce quindi un modernissimo laboratorio dotato di una linea di produzione e di confezionamento, fusione perfetta tra la serialità industriale e l’accuratezza artigianale.
D.: Cosa ne pensa delle tendenze attuali della ristorazione?
R.: Direi che ne faccio parte anche io, insieme a molti miei colleghi abbiamo creato un sistema nuovo di cucina , di piatti, di presentazioni, sia frutto del nostro sacco, sia frutto di quello che assorbiamo dai vari congressi di cucina, che ci mostrano il meglio dal mondo.
D.: Quali sono gli ingredienti del suo successo?
R.: Lavoro, determinazione, testardaggine
D.: Cosa mangia Moreno a casa?
R.: Spaghetto al pomodoro o alle vongole
D.: Ma Moreno va a mangiare in trattoria? Se sì, cosa predilige?
R.: Certo , a Senigallia mi delizio da Marco all’Osteria del Teatro , con salumi e splendidi formaggi, mentre per la carne vado ad occhi chiusi da Fabio, A casa di Fabio a Ripe.
D.: Da chef a chef: amici o nemici? Collaboratori o concorrenti?
R.: Tutto quello che ha detto, amici, collaboratori, a volte concorrenti, meno i nemici
D.: Quali ingredienti non possono mancare nella sua cucina?
R.: Prezzemolo, olio extravergine, zenzero
D.: Quali sono i metodi di cottura che predilige?
R.: Amo molto la rude griglia, proprio ora ho rimesso in carta la grigliata mista 10 anni dopo, e le cotture in olio.
D.: Qual è il piatto o i piatti che le vengono meglio?
R.: Quelli con delle polpe di pesce alte, dopo posso esprimere al meglio la mia sensibilità con il fuoco.
D.: Che consiglio darebbe ai giovani che vogliono diventare chef?
R.: Primo: che come nel calcio ci sono le categorie, e chi gioca in serie D non può andare subito in A, a meno che non sia un talento. Secondo: la cucina è sacrificio, si ottengono molte soddisfazioni personali, ma si fanno anche molte rinunce. Terzo: che in cucina si deve tenere un certo rigore e fare molta attenzione alla pulizia.
D.: Cosa ne pensa delle guide, delle forchette, dei cappellini assegnati dai grandi network dell’informazione?
R.: Che sono importantissimi, fanno informazione e tutta pubblicità gratuita.
D.: Cosa ne pensa dei fast food, dello street food e della moda di mangiare di corsa, in piedi…
R.: In piedi qualche volta mi piace, di corsa proprio no, meglio un panino seduti .
D.: Moreno definisce Moreno
R.: Moreno è il maggior competitor di Moreno!
SUSCI

CAPPASANTA, LIME E CAVIALE BELUGA
Nell'ideare questo piatto ho pensato di associare alle cappesante il caviale beluga in quanto è il più pregiato ed il suo apporto di sapidità unito al dolce-acido del lime "tocca" le papille gustative.Per 4
Aprire 4 cappesante con un coltello piatto quindi separare delicatamente la noce dai tessuti membranosi. Nel caso di molluschi freschissimi, tenere anche il corallo. Passare le noci sotto l'acqua corrente per qualche secondo (non troppo altrimenti assorbirebbero acqua come una spugna) poi coprire le noci (ed eventualmente i coralli) di sale e fare riposare per 5 minuti. Lavare velocemente le noci e asciugarle. Togliere la buccia ad un lime facendo in modo che non vi sia traccia di parte bianca. Tagliare le scorze ottenute a julienne. Bollirle una volta in acqua per pochi minuti per lasciare la parte amara, scolarle e ricuocerle in uno sciroppo composto da 1 litro l'acqua con 500 g di zucchero per circa 20 minuti. Lasciare raffreddare. Spremere i lime e unire a 50 g del loro succo, 50 g dello sciroppo di mantenimento delle julienne e 50 g di acqua in maniera tale da raggiungere un piacevole sapore dolce-acido ed una consistenza molto fluida. Disporre la noce di cappasanta, circa 2 g di caviale sopra, una julienne di lime scorze di lime, irrorare le cappesante con un filo della miscela precedentemente preparata.


