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Coldiretti ribadisce il «No» al mais transgenico






, 12/2/2010 

Coldiretti ribadisce il «No» al mais transgenico Un milione e mezzo di dollari dovranno essere pagati dalla multinazionale tedesca Bayer CropScience agli agricoltori dell’Arkansas e del Mississippi a causa della vendita di sementi di riso contaminate con organismi geneticamente modificati non autorizzati, per decisione assunta dalla Corte Federale questo fine settimana. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che la sentenza apre le porte ad eventuali ricorsi anche dall’Europa e dall’Italia dove sono stati individuati Ogm non autorizzati, linea Gm LL Rice 601 importati dagli Stati Uniti, secondo la relazione sul sistema di allerta comunitario del Ministero della Salute. Si tratta del secondo verdetto nei confronti della multinazionale per le perdite provocate agli agricoltori a causa della contaminazioni da varietà di riso ogm. Uno scandalo che - sottolinea la Coldiretti - si sta allargando a macchia d’olio dopo che una Corte aveva assegnato un rimborso di 2 milioni di dollari a due agricoltori del Missouri lo scorso dicembre, mentre altri tre casi saranno sotto esame entro l’anno con il coinvolgimento di agricoltori dalla Louisiana al Texas ma anche esportatori di riso. Sono circa 6mila gli agricoltori statunitensi coinvolti da quando il dipartimento statunitense dell’agricoltura ha annunciato nell’agosto 2006 che tracce di riso geneticamente modificato Liberty Link sono state trovate nel riso statunitense “long-grain”.

La presenza di partite di riso contaminate provenienti dagli Stati Uniti è stata individuata in Italia, come in mezza Europa, ed ha costretto l’Unione Europea ad adottare rigorosi e costosi sistemi di controllo. «La decisione della Corte derale negli Stati Uniti arriva mentre in Italia si sta tentando di autorizzare la coltivazione di semi ogm di granoturco che sono stati proibiti in Francia e Germania dove addirittura, dopo alcuni anni di coltivazione, nell’aprile 2009 il mais Mon 810 è stato vietato a seguito di nuove acquisizioni circa gli effetti negativi sull’apparato intestinale, sugli organismi del terreno e sulla dispersione del polline, con contaminazioni derivanti dalla impollinazione incrociata tra coltivazioni transgeniche e non» sottolinea Assuero Zampini, direttore di Coldiretti Cremona. L’opposizione alla coltivazione di questo tipo di mais transgenico da parte della Germania dopo alcuni anni di coltivazione segue lo stop già venuto da Francia, Austria, Ungheria, Lussemburgo e Grecia, afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione del Consiglio di Stato del 19 gennaio scorso con la quale si è richiesto al Ministero delle Politiche Agricole di concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais Mon 810 geneticamente modificato.

«L’autorizzazione al mais transgenico » prosegue Zampini «andrebbe a scontarsi con il diritto degli agricoltori a mantenere le proprie coltivazioni ogm-free, non essendo ancora stato definito il piano di coesistenza, senza dimenticare l’assoluta contrarietà dei consumatori italiani i quali ritengono che i prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente modificati siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali. Torno ad evidenziare che il nostro no agli ogm in agricoltura nasce, in primo luogo, da ragioni economiche. Il made in Italy agro-alimentare ha la sua forza nella tipicità, nell’unicità, nello stretto legame con il territorio. Chi acquista un prodotto italiano, acquista con esso la storia, la cultura, il lavoro, i colori e i sentimenti dell’agricoltura italiana. Ciò che ci distingue dagli altri – in termini di qualità, gusto, salubrità, tradizione – è ciò che rende il nostro prodotto appetibile. Sul versante opposto si colloca il modello produttivo che punta sugli organismi geneticamente modificati, che portano con sé l’omologazione del prodotto, la standardizzazione delle produzioni, dunque la rinuncia alla tipicità e alla biodiversità».

redazione@ilpiccologiornale.it
 

 
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