Il cotogno, un nonno saggio e generoso.

Articoli cucina e alimentazione: Il cotogno, un nonno saggio e generoso.

di Layla Benazzi


Il cotogno è da molti considerato il “nonno” delle moderne varietà di mela e pera.
Questo albero è infatti una delle piante da frutto più antiche, era coltivato già 4000 anni fa dai babilonesi, ed è citato da greci e romani in molte occasioni.
E’ uno degli alberi che più è stato utilizzato per gli innesti e gli incroci con le varietà selvatiche di pera e mela, ed ha effettivamente dato origine a molte varietà odierne di questi frutti (una tra le tante, la mela “Green”, quella con la buccia verde e la polpa durissima…). Viene distinto in due varietà, “melo cotogno” o “pero cotogno”, a seconda dell’aspetto dei suoi frutti (se tondeggianti o peroidi).
Dal punto di vista della consumazione, il cotogno presenta frutti giallo oro o tendenti al verde chiaro, dalla polpa dura e coriacea. Raramente vengono consumati crudi (anche se nulla lo impedisce, non sono velenosi), mentre solitamente sono impiegati per la preparazione di confetture e marmellate, tra cui la famosa cotognata, oltre che per la preparazione di alcuni liquori.
Le mele cotogne sono spesso fatte al forno al posto delle mele tradizionali, perché con la cottura si spaccano di meno.
Se consumato fresco, il frutto del cotogno ha proprietà astringenti e rinfrescanti, oltre che disinfiammanti per lo stomaco. Contiene una buona quantità di calcio, fosforo, e di vitamine B e C.
Infine è ipocalorico, ed è utile come spuntino “rompi-digiuno”.
Se consumato cotto, questo frutto è utilissimo in caso di infiammazioni della gola, ma anche di disturbi intestinali (legati magari ad una dieta a base di liquidi). Favorisce il ritorno dell’appetito dopo i digiuni terapeutici, e funziona anche da emolliente per l’espulsione del catarro nel caso di tosse persistente o raffreddore ostinato.
Una curiosità, la mela cotogna è indicata nelle diete di chi esce da periodi di disordini alimentari (bulimia), poiché la sua polpa ha proprietà lenitive per le escoriazioni da vomito, che si formano nell’esofago a causa del ripetuto rigetto del cibo.
Per questa sua caratteristica, è indicata anche nelle diete di chi soffre di ulcera, di gastrite, o comunque di tutte quelle patologie che presentano vomito insistente.
Consumare questo frutto, crudo o cotto, porta beneficio quindi a chiunque segua una dieta particolarmente rigida, o esca da periodi difficili a livello alimentare.
Data : 12/10/2010

Numero di visite : 3498



Articoli cucina e alimentazione: Il cotogno, un nonno saggio e generoso.