Il karkadè, respiro del deserto

Articoli cucina e alimentazione: Il karkadè, respiro del deserto


Il karkadè è anche noto come “tè rosso” o “tè del deserto”, poiché la sua preparazione è simile al tè tradizionale.
Questa bevanda, ottenuta dai fiori essiccati di ibisco, arriva effettivamente dal deserto dove l’ibisco è una delle poche piante da fiore in grado di reggere i climi torridi (appartiene alla famiglia delle malvacee), ed è una delle bevande più antiche del mondo. Era già nota tra gli abissini e i nubiani.
Il karkadè è rinfrescante e dissetante, dal sapore acidulo, e in Italia ha conosciuto il suo periodo di maggiore splendore durante il fascismo, quando vigeva il divieto di consumare prodotti che non fossero italiani. Poiché l’Eritrea (dove ve ne erano vaste coltivazioni) era allora colonia italiana, era considerato una bevanda lecita. Con l’avvento della cucina macrobiotica il karkadè sta conoscendo un nuovo momento di gloria, grazie alle molteplici doti riconosciute nel frattempo.
A differenza del tè tradizionale non contiene eccitanti come la teina e la caffeina, e ha un altissimo contenuto in vitamina C, quasi il doppio rispetto alla pari quantità di spremuta d’arancia.
Il karkadè inoltre è diuretico, depurativo, rimineralizzante e digestivo, e consumato regolarmente diventa un formidabile alleato contro la cellulite. Se ne consiglia l’uso agli sportivi, come reidratante e per l’eliminazione delle tossine tramite il sudore.
Contiene tannini e vari antiossidanti, tra cui tracce di vitamina A, e gli è stata riconosciuta anche una funzione vasoprotettrice. E’ in fase di studio la sua utilità nella prevenzione della trombosi, inoltre la forte presenza di flavonoidi lo rende ottimo per contrastare l’invecchiamento e l’azione dei radicali liberi. Se assunto in forti quantità il karkadè è leggermente lassativo, mentre in quantità moderate è risolutivo per la stitichezza cronica. E’ inoltre utile contro l’acidità di stomaco, ed è un efficace rimedio alla nausea.
Ha anche un’efficace azione lenitiva esterna, infatti utilizzato per impacchi freddi è utile contro l’arsura, la pelle screpolata, le infiammazioni e all’emergenza per le punture d’insetto.
Se volete provare a coltivarvi in casa la pianta del karkadè, fatevi consigliare da un buon vivaista. La varietà utilizzata è l’Ibiscus Sabdariffa, dai fiori rosso rubino (che danno il caratteristico colore), la pianta non patisce malattie e parassiti, ha bisogno di poca acqua, di poche cure e non andrebbe mai potata se non per togliere i rami secchi. Sarebbe meglio coltivarla in giardino, perché diventa alta. I fiori vanno essiccati su reti metalliche, e se ne utilizzano i soli petali.
La preparazione è quella di un normale tè o infuso, ed è buono sia caldo che freddo.
Una bevanda straordinariamente dissetante è il karkadè freddo in cui siano stati messi in infusione dei pezzi di mela (ideali quelle a polpa croccante e non farinosa).

Layla Benazzi Data : 19/10/2011

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